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Le origini di Soriano Calabro, ridente cittadina situata ai piedi delle Serre Calabre, sono poco documentate. Tra le varie ipotesi si pensa sia stata fondata da un gruppo di siriani, alla fine del'VIII secolo d.C., dai quali ne prese il nome Soriano (Siryanòs). Essi si insediarono con al seguito un gruppo di monaci Basiliani che edificarono paesi e monasteri anche nel circondario sorianese. Intorno all'anno mille, Soriano acquistò importanza con l’arrivo dei Normanni, sia perché il Conte Ruggero la pose subito sotto la sua Signoria con il titolo di feudo, sia perché, a causa della sua ubicazione divenne presto importante anello di congiunzione tra il Centro Monastico di Serra San Bruno e Mileto dove Ruggero aveva fissato la sua residenza e aperto una splendida corte alla quale affluivano continuamente alti ufficiali, prelati, dignitari, legati di pontefici, principi ed uomini di pensiero.
Con gli Arogona il feudo di Soriano nel 1501, fu elevato a Contea da Ferdinando II il quale l’affidò alla nobile famiglia Carafa di Nocera che la governò fino al 1600.
Nel 1510 i Sorianesi muniti di un profondo sentimento religioso per il Patriarca San Domenico intraprendono la costruzione di un grande Santuario con annesso Convento. Il Santuario, vent’anni dopo era già famoso, sia per gli innumerevoli prodigi che si erano verificati nel corso dei lavori di costruzione, sia, soprattutto, in seguito all’apparizione del miracoloso "Quadro di San Domenico" che si ritiene di origine celeste.

Oggetto di particolare attenzione da parte di Pontefici e di Monarchi, i quali nei suoi confronti furono particolarmente generosi di favori spirituali e materiali, il Santuario raggiunse, però il suo massimo splendore tra la seconda metà del XVI secolo e la prima metà del secolo XVII.
Per tutto il XVII secolo i Padri domenicani furono artefici di un volano di spinta nel settore economico e sociale di Soriano, essi indottrinarono i sorianesi, portando in loco artigiani e maestranze straniere ed avviando la lavorazione delle pelli, corde, cera, tessuti, vimini, argilla, fuochi d'artificio e non ultima la sapienza dell'arte dolciaria di cui ne erano custodi secolari.
Fu il terremoto del 1783 a spazzare via la fervida attività culturale ed economica e a radere al suolo Soriano ed il Convento . Di tutta quella operosa e febbrile attività economica e culturale, oggi Soriano mantiene poche tradizioni, resiste la produzione dei mostaccioli, dei vimini e la lavorazione della terra cotta, ad opera dei Sorianesi più tenaci .


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